Carissimi politici, noi soffriamo di fibromialgia!

Le persone malate, si trovano molto spesso sia a lottare contro la sofferenza e il dolore, ma anche contro lo scetticismo dei parenti, che hanno ovviamente difficoltà a credere in quello che il famigliare in particolare che soffre di fibromialgia, soprattutto, dopo aver sentito qualche medico “non preparato” dire: BISOGNA CHE LO PORTIATE DALLO PSICHIATRA”. Questo non fa che aumentare il carico di stress correlato, causando delle esacerbazioni alla patologia stessa. Oltre a combattere contro il dolore, la sofferenza e i famigliari, si aggiunge un altro nemico il NON ESSERE CREDUTI. Tale carico, è come una discesa dove si prende velocita ed avvia il fibromialgico verso acutizzazioni ed alterazioni del quadro clinico e psicologico, che diviene via via sempre più grave intricato ed apparentemente inaffrontabile. Tuttavia l’elemento più significativo e paradossale, forse, è che la maggior parte dei malati affetti da fibromialgia hanno raccontato lo stesso vissuto come una fotocopia che si ripete all’infinito. Oggi in Italia avere una malattia non riconosciuta come la fibromialgia, equivale anche a nasconderla, per non essere dichiarato un pazzo. Tutto questo, solamente per l’incapacità di poter dimostrare attraverso le analisi la sua esistenza, come se uno scritto o una lastra avesse più valore del nostro dolore. L’ignoranza imperante da 28 anni, la consapevolezza delle gravi carenze sanitario e delle tutele legali, fanno peggiorare ulteriormente lo stato di sofferenza della malattia ed impediscono qualunque miglioramento e qualsiasi chance di guarigione. Per questo motivo si deve evitare che ancora oggi, tutto ciò accada. Che altre vite siano distrutte dalla fragilità provocata dalla Sindrome fibromialgica. Carissimi politici forse è arrivato il momento di concretizzare i provvedimenti a favore di queste persone per il 98% Donne che da tantissimi anni aspettano la giusta equità. Questa situazione di stallo non consente di accedere ai percorsi multidisciplinare, di avere le previste tutele lavorative. Per quanto tempo ancora devono giustificare la loro sofferenza? Voi avete bisogno di prove, perché è la prova che fa scaturire un giudizio o una decisione, noi come prova portiamo i danni che produce e credetemi sono devastanti. Allora non procrastinate oltre i provvedimenti di equità e di giustizia sociale per queste persone. Finalizzate con urgenza le decisioni, per scongiurare il prosieguo di questa vita squallida, in cui ogni giorno e ad ogni ora, specialmente quando siamo piegati dalla sferza crudele della sofferenza, siamo tentate di calunniare non solo la vita, ma un pensiero è sempre rivolto anche a voi.

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